Avrò avuto si e no dieci anni. In tv, non so quale programma, mandava delle immagini. Immagini non di ottima qualità, c’era un signore esile, minuto che teneva un comizio in una piazza affollata.
Era una situazione un po’ strana, perché quella folla inizialmente coinvolta e appassionata a un tratto implorava a quel signore di smettere, gli chiedeva di fermarsi. E intanto quelle immagini raccontavano di una persona visibilmente sofferente e in difficoltà, quasi inadatta a quel ruolo. Gli occhi di mia madre si fecero lucidi.
Qualche tempo dopo riconobbi quella stessa figura sulla copertina di una videocassetta, a casa di mia nonna. E quasi meccanicamente inserii quella cassetta nel videoregistratore e vidi il filmato. Era un documentario de “l’Unità” sulla scomparsa di Enrico Berlinguer. C’erano quelle immagini terribili, angoscianti e commuoventi del comizio di Padova, tenuto da un uomo visibilmente provato da anni di durissimo lavoro, dallo stress, dalla fatica; c’era la folla sotto Botteghe Oscure, c’era quell’oceano di bandiere rosse a Piazza San Giovanni. Il tutto condito dai racconti di mia nonna che molti di quei signori intervistati li aveva conosciuti di persona. All’epoca non sapevo nulla dello strappo, del compromesso storico, della questione morale o dell’alternativa democratica. Ma non ci voleva molto per capire che quell’uomo aveva fatto qualcosa di grande. Oggi, più di dieci anni dopo, posso dire che gli insegnamenti di Enrico condizionano perennemente il mio agire quotidiano, la mia attività politica ma non solo quella. Ma oltre l’onestà, l’intelligenza, la coerenza del politico Berlinguer, già da quella prima volta, in televisione, mi era bastato vedere un uomo con il cervello invaso di sangue (come mia madre mi informò) portare avanti un comizio fino all’ultima parola, all’ultimo istante, all’ultimo applauso. Quella era la sua missione. Della politica certo, ma soprattutto della diffusione di ideali che hanno condizionato la sua vita e continuano a condizionare la nostra, da sempre e per sempre.
Come si diceva una volta: veniamo da lontano e andiamo lontano.
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