martedì 23 giugno 2009

Stanze di vita quotidiana (ovvero: un episodio del Signor Z.)

Ci sono alcune attività, alcuni mestieri che ti tengono lontano dalla gente, chiuso in una stanza, isolato. Quello che mi è sempre piaciuto del lavoro ai seggi è invece la possibilità di venire in contatto con tantissime persone, le più diverse, ed è sempre un'ottima occasione per restare piacevolmente sorpresi dalla vita. Metti un po' di ragazzi annoiati, affamati e assetati dai lunghi turni al seggio in un'elezione, come il referendum, non proprio partecipatissima.

Entra il Signor Z., classe 1920, vota con la sua consorte, scambia quattro chiacchiere con noi e saluta una componente del seggio sua condomine. E' evidentemente un po' acciaccato, ma la testa funziona bene, e si vede.
Passa un'oretta e il Signor Z. torna con una bottiglia di tè freddo e una di succo di pera per quei poveri ragazzi annoiati.
La mia commozione stava già condensandosi in lacrime. Scopro poi che il Signor Z. è solito portare una rosa alla persona cui ha giurato di essere fedele sempre, in salute ed in malattia. E il mio pensiero va a quei (troppi) matrimoni dei nostri tempi che finiscono in tribunale, a contendersi una macchina, una casa o addirittura la pelle di un bambino.

Forse erano altri tempi. Forse la sofferenza di certi periodi bui della nostra Storia ha rafforzato così tanto determinati legami. Non lo so, e non voglio scendere nel patetico. Ma almeno un minimo di commozione credo sia un diritto.

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